Altre voci in capitolo
- Raoul Precht
- Feb 11
- 3 min read
Esce in questi giorni, purtroppo esclusivamente su Amazon, una raccolta di articoli e microsaggi che ho pubblicato su diverse riviste fra il febbraio 2021 e il settembre 2025.
L’ho intitolata Altre voci in capitolo, un po’ per un’allusione al libro precedente e parallelo a questo, uscito un lustro fa, dal titolo Sentire le voci, un po’ per rendere conto e dare spazio fin dal titolo, appunto, a tutte le voci inconfondibili di scrittori e poeti che si affollano nella mia mente e che premono per uscirne e primeggiare, o semplicemente non essere dimenticate. Si tratta come sempre di cosiddetti pezzi d’occasione, nel senso montaliano del termine; soprattutto, di occasioni che non ho voluto perdere. Occasioni non tanto di dire la mia, quanto di lasciare appunto parlare altre voci (e di assecondarle) nel già affollato capitolo della mia mente.
Per chi si interessi a questi dettagli, la prima parte, dal febbraio 2021 al marzo 2024, è costituita da pezzi usciti sulla rivista online succedeoggi. Gli altri sono stati ospitati fra il 2024 e il 2025 da un’altra rivista online, Pangea. Non sono cambiati tuttavia né la lunghezza, né l’approccio generale.
In qualche caso si tratta di recensioni a libri usciti da poco, in qualche altro mi sono improvvisato storico dell’arte – cosa che ovviamente non sono – e ho cercato di esprimere e chiarire anzitutto a me stesso il fascino che certi artisti (Vermeer, Cézanne ecc.) esercitano su di me. La maggior parte dei contributi riguarda però poeti e narratori. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tendenze: scrittori italiani (Zanzotto, Tabucchi, Bianciardi ecc.), poeti stranieri (p. es. Larkin, Keats, Shelley, Aiken, perfino Proust in una veste sicuramente insolita), classici (Baudelaire, Flaubert, Dostoevskij, E.T.A. Hoffmann e così via), narratori quasi contemporanei (Dürrenmatt, Sebald, Vonnegut, Benet, Kawabata, Bellow, Grass, e molti altri), con qualche puntata persino nella fantascienza (Brown, Lem). Ci sono poi alcuni libri di cui mi sono innamorato e che continuano a parlarmi, figurando ormai stabilmente nel mio pantheon personale (Stoner di John Edward Williams, i romanzi di Javier Marías, di James Salter e di Charles Simmons, il Diario di Mihail Sebastian), e altri sui quali mi sono trovato a dare il mio contributo per un concorso di circostanze, ma che è stato comunque un piacere leggere e approfondire.

Certo, non si tratta di un libro originale, nel senso che il lettore che mi segue impavido avrà già letto gran parte di questi “pezzi d’occasione” in rivista, ma mi sono divertito a dar loro la forma di un libro; il che permette oltre tutto di mettere i singoli brani in relazione l’uno con l’altro, in una fitta tessitura di riferimenti incrociati. La stessa cosa era successa del resto con Sentire le voci, anch’esso una raccolta di microsaggi già pubblicati altrove; ma questo volume, si badi bene, non ne rappresenta un doppione, perché qui si parla – salvo qualche rara eccezione – di autori diversi, che nell’altro volume non comparivano.
Come sempre, anche questo libro percorrerà la sua strada, che fortunatamente non è prevedibile. E come sempre, l’autore non può che sperare nell’apprezzamento da parte del lettore, che è poi l’unico vero giudice di quello che scriviamo. Più che mai proprio in questo caso mi è opportuna la benevolenza del lettore, trattandosi di contributi scritti per così dire a fianco, o in contemporanea con la preparazione di libri che mi hanno richiesto maggiore impegno; non posso quindi escludere del tutto sviste o imprecisioni dovute alla fretta di chiudere, e di questo spero di essere, da tutti, perdonato.




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